#Liberamente – La Strada

Alcuni anni fa, girando i canali di cinema, mi imbattei in un certo “The Road”, da poco uscito nelle sale. Lo guardai, annoiandomi in alcuni punti forse perché non gli prestai la dovuta attenzione, e me ne dimenticai. Qualche anno dopo, uscii per comprare qualche libro. Passando vicino a una bancarella di libri usati cominciai a cercare, senza aspettarmi di trovare nulla che non fosse John Green o Federico Moccia. Stavo per andare via quando mi accorsi di un vecchio libro Einaudi, con la copertina bianca un po’ rovinata, che aveva come autore Cormac McCarthy. McCarthy. Ma dov’è che l’ho già sentito? Cormac, McCarthy. Forse mi confondo con un calciatore… no, non credo. Ne ho sentito parlare, ne sono sicuro, ma dove? Forse un mio amico, qualche mese fa? Forse qualcuno su YouTube? O forse ne parlava Baricco in qualche sua vecchia trasmissione? Credo di sì.
Insomma, chiesi il prezzo, pagai e me ne andai. Ricordo ancora che lo lasciai una notte intera sul balcone, aperto, perché le pagine erano intrise di un forte odore di umidità.
L’anno seguente lo iniziai, oggi ve ne parlo qui, a distanza di un altro anno.

Trama

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un’apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c’è storia e non c’è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all’olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d’infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta una lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l’uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d’acqua grigia, senza neppure l’odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile…
[fonte: www.ibs.it]

Come vi ho già spiegato, questo è stato il primo libro di McCarthy che io abbia mai letto. Ovviamente poi, quel pomeriggio, una volta tornato a casa, mi sono informato su di lui e, approfondendo, mi sono accorto che è uno dei maestri contemporanei della letteratura americana. Inoltre, “La strada” è il suo romanzo più famoso, vincitore del premio Pulitzer nel 2007.
Nonostante i personaggi siano sempre in due, padre e figlio, e le ambientazioni che essi incontrano non godano di una sorprendente bellezza, il romanzo non risulta mai noioso e anzi, ci risucchia completamente e ci troviamo immersi in questa storia triste e malinconica dall’inizio alla fine.
Alcuni avvenimenti, che per motivi di spoiler non citerò, sono un vero e proprio pugno nello stomaco e pongono davanti ai nostri occhi delle realtà alle quali non possiamo mostrarci indifferenti. Spesso, leggendo, mi sono chiesto “Io cosa avrei fatto al loro posto? Come mi sarei comportato? Avrei aiutato quella persona o avrei approfittato della sua debolezza? Giunta l’apocalisse, avrei posto fine alla mia ormai insensata esistenza o avrei cercato di sopravvivere con tutte le mie forze?”. Parliamoci chiaro, esistono migliaia e migliaia di libri riguardanti il mondo dopo l’apocalisse, ma questo non è come gli altri. McCarthy è bravissimo a fotografare istanti e luoghi e a descriverli benissimo ma con asciuttezza, senza risultare ridondante o noioso. In seguito poi ho anche visto la trasposizione cinematografica e, per quanto sia ben fatta, non è all’altezza del libro. Comunque è un bel film e riesce a riproporre con precisione ambienti, personaggi e avvenimenti.
In questo romanzo ciò che è importante non è di certo la trama vera e propria, ma il contesto. La trama è veramente semplice, un padre e un figlio devono sopravvivere in un mondo senza più risorse. Ciò che veramente è degno di nota è come i protagonisti siano costretti ad affrontare la quotidianità, come siano costretti ad agire in determinati modi a causa dell’assenza di civiltà, perché, nonostante la loro morale dica una cosa, loro siano costretti a farne un’altra. Il vero motore di questo romanzo, ciò che lo fa funzionare, è proprio il contesto post-apocalittico e dunque tutte le conseguenze che esso comporta. In un mondo dove nulla ha più senso, i fortunati sono coloro che hanno incontrato la morte. I personaggi che incontriamo non sono più ciò che erano quando il mondo esisteva, sono diventati le loro stesse ombre, i propri fantasmi, inseguendo la sopravvivenza. Il bambino è figlio di quell’apocalisse, non conosce quasi per niente il mondo prima della fine, se non grazie a qualche racconto di suo padre, a qualche oggetto rimasto intatto, a qualche quadro, forse.

Stile

Lo stile di McCarthy è molto statunitense, potrebbe richiamare Hemingway per la sua asciuttezza ed essenzialità che però non significa povertà, anzi. Con poche parole, con le giuste parole, McCarthy inchioda la realtà e descrive un ambiente alla perfezione. Non è da tutti riuscire a farlo, ma lui ci riesce, anche per questo è un maestro di stile. Inoltre, le sue parole sono chiare, limpide, impossibili da travisare, sono così dirette anche quando si tratta di descrivere un cadavere: in quei momenti vorremmo quasi chiudere gli occhi per non vederlo, tanto è descritto perfettamente, ma ovviamente è nella nostra immaginazione e non possiamo ignorarlo. McCarthy non ha paura di mostrare realtà dolorose e struggenti.

Curiosità

  • Durante un’intervista con Oprah Winfrey, McCarthy ha dichiarato che l’idea del libro è nata durante una visita a suo figlio in Texas, più precisamente a El Paso. L’autore si sarebbe chiesto come quella città sarebbe stata centinaia e centinaia di anni più avanti.
  • Il protagonista della trasposizione cinematografica è Viggo Mortensen, attore conosciuto soprattutto per la saga de “Il signore degli anelli”.
  • McCarthy ha dichiarato che, in caso di apocalisse, probabilmente non escluderebbe il cannibalismo. “Quando tutto è andato, l’unica cosa che resta da fare è mangiarsi l’un l’altro”.

Bene, la recensione di oggi finisce qui, spero di avervi intrattenuto abbastanza, fatemi sapere cosa ne pensate!

di Jacopo Milani

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