Due anime che hanno riconosciuto la loro identità

Per la nostra rubrica del mercoledì con #iDiscorsiCelebri, pubblichiamo oggi il discorso di Tiziano Terzani per il matrimonio della figlia Saskia.

Niente succede mai per caso. Se siamo qui deve esserci un senso. Vedere come ognuno di noi ha una sua ragione di esserci e rintracciare che cosa ci ha portato qui è un bellissimo esercizio d’umiltà e d’ammirazione per quell’intelligenza che tiene assieme il mondo.
Siamo qui per condividere la gioia di oltrepassare la sacra soglia del matrimonio.
La più grande sofferenza dell’uomo è il senso di solitudine e separatezza, e la sua più grande aspirazione è di essere parte dell’Uno, di ricongiungersi con l’Uno. Quindi il matrimonio è la quintessenza di tutto ciò, come l’OM che unisce tutti i suoni.
Per poter riconoscere l’altra metà occorre attraversare il processo di tutte le religioni e di tutte le filosofie: conoscere se stessi, conoscere chi si è.
Un giorno un uomo andò da un maestro sufi per chiedergli cosa è bene e cosa è male. Il maestro rispose: «Bene è ciò che unisce, male è ciò che divide».
Ci vuole tempo per trovare l’altro pezzo, c’è voluto del tempo a queste due anime. Ma, come dice il poeta urdu, «troverai la tua strada se prima avrai avuto il coraggio di perderti».

[…]

Il matrimonio è un mito, uno dei più grandi, forse il più antico.
Il matrimonio non è una storia d’amore, perché una storia d’amore è una relazione di piacere e quando diventa spiacevole è finita, chiusa. Il matrimonio non è una questione di convenienza, di ammassare due proprietà, di aggiungere pezzi di terreno o un vigneto all’altro, un regno a un altro: il matrimonio è il tuo impegno con ciò che sei. L’altra persona è la tua altra metà, e tu e l’altra non siete due.
Il matrimonio è il riconoscimento di un’identità spirituale. E se conduci una vita come si deve, basata su valori interiori e non semplicemente sui sensi, allora sposerai la persona giusta e insieme a quella persona ricostruirai l’unità, che è divina.
Il matrimonio è un impegno per la vita, «finché morte vi separi», dice il sacramento… E, oserei dire, anche oltre. Io so, per esempio, che quando lascerò il mio corpo diventerò rugiada del mattino su una foglia che sarà quel che Angela è oggi. O un cristallo incastonato in una roccia.
Il matrimonio è un impegno per la vita e come tale diventa la priorità nella vita. E se il matrimonio non è la prima delle tue preoccupazioni, allora non sei sposato, sei soltanto partner di un contratto che un bravo avvocato riuscirà sempre a rescindere.

[…]

Il matrimonio non è una questione di due ego di cui ciascuno fa i fatti suoi; bensì di due anime che hanno riconosciuto la loro identità. Voi vi siete già imbarcati per la più naturale e meravigliosa attività che una coppia possa intraprendere: la procreazione, avere figli.
Sono certo che vi rendete conto dell’immensa responsabilità che questo comporta, specialmente nel mondo d’oggi.

[…]

Oggi la guerra è tornata a essere un fatto accettato. La guerra non è più un tabù non soltanto per coloro che hanno deciso di romperlo, ma – fatto ancor più inquietante – per i tanti cosiddetti intellettuali, diventati lacchè dei potenti, che provano gusto a lodare la guerra; o per quelli che si servono della guerra e in nome del «realismo» godono della sconfitta di quelli che continuano a credere nella possibilità della pace. Per loro il pacifismo è una degenerazione dell’uomo, di cui dicono che è bellicoso per sua natura, che sempre è stato e sempre sarà violento.
Ma vi prego, vi prego, riflettete su tutto ciò e rendetevi conto che non c’è futuro nella violenza. Vi esorto a educare i vostri figli alla non-violenza, a educarli al rispetto della vita, di tutta la vita, a rispettare i comandamenti della religione nella quale vi siete sposati e che dice «non uccidere», senza fare eccezioni. Forse intendeva dire addirittura: non uccidere nessun altro essere vivente.
L’ingordigia e la violenza dominano sempre di più le nostre vite, siatene coscienti. Le comodità sono diventate il solo valore sul quale ci orientiamo e l’educazione moderna mette in risalto i valori della violenza e dell’attaccamento alle cose più inutili.
Competere vuol dire che chi vuole essere il primo della classe deve desiderare la sconfitta degli altri. Questo non è sano.
Ai vostri figli insegnate altri valori. Avete scelto una religione. Bene, approfonditela e insegnatene il valore vero. Insegnategli a rispettare gli animali, insegnate a essere parte della natura anziché a vedere la natura come qualcosa che l’uomo domina.
Insegnategli a essere se stessi… Insegnategli a condividere. Perché siamo nati nudi e moriamo nudi e tutto quel che accumuliamo nella vita lo abbiamo tolto ad altri. Insegnate il valore dell’amore.
Amore è libertà, fiducia, lealtà. Amore è il laccio che non lega, è come l’elefante legato a un albero da un filo di seta. È il felice rapporto di fiducia in cui non vi è paura.
Paura, paura, paura. La paura è il grande ostacolo che blocca ogni altro sentimento. Non c’è amore dove c’è paura.

Non insegnate ai vostri figli ad adattarsi alla società, ad arrangiarsi con quel che c’è, a fare compromessi con quel che si trovano davanti; dategli dei valori interiori con i quali possano cambiare la società e resistere al diabolico progetto della globalizzazione di tutti i cervelli. Perché la globalizzazione non è un fenomeno soltanto economico ma anche biologico, in quanto ci impone desideri globali e comportamenti globali che finiranno per indurre modifiche globali nel nostro modo di pensare.

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Il mondo di oggi ha bisogno di ribelli, ribelli spirituali.
Christopher, ricordati della storia del topolino! Gli elefanti erano in festa per celebrare un matrimonio. Ballavano tutti quando si accorsero che c’era anche un topolino che ballava in mezzo a loro.
«Ehi tu», gli fece un elefante, «perché sei qui a ballare con noi?»
«Perché ero un elefante anch’io prima di sposarmi!» rispose il topolino.

E ora, secondo l’antichissimo rito della condivisione, mangiamo, beviamo e brindiamo, per invocare con le nostre energie congiunte quella forza intelligente dell’universo che ci tiene tutti assieme, affinché mantenga saldo questo matrimonio come simbolo dell’unità del mondo.
Perché questa non è una festa: è una cerimonia di morte e rinascita di cui siamo tutti testimoni.

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